In un recente articolo pubblicato sul nostro blog abbiamo condiviso dei suggerimenti su come comportasi nel caso in cui un esercente non volesse far pagare i propri clienti con il POS, oppure se non ne fosse in possesso. Nell’articolo di oggi affrontiamo un altro argomento che fa da corollario al precedente e che ci auguriamo possa aiutare chi lo leggerà a colmare quel gap di informazione esistente sia lato esercente che lato consumatore finale.

Come abbiamo condiviso sullo scorso articolo, in base ad un’indagine effettuata su degli esercizi commerciali è emerso come, nonostante in Italia si parli spesso di lotta all’evasione e lotta al “nero”, in alcuni esercizi commerciali quando il cliente desidera pagare attraverso gli strumenti di Normativa UEpagamento elettronico si sente spesso rispondere dal negoziante: “il POS non funziona”, oppure “è stato installato da poco e non è attivo”, “non c’è linea”, “non si può pagare con la carta al di sotto dei 15 o 20€”, indicando il bancomat più vicino per le operazioni di prelievo.

Probabilmente ciò accade perché molti commercianti non sono a conoscenza della normativa europea (Regolamento UE n. 751 del 2015) , che ha posto un tetto ai costi del valore delle operazioni con carta di credito dello 0,3% e dello 0,2% per i pagamenti con bancomat. Ciò è stato fatto proprio per ovviare al problema dei costi elevati per l’esercente sul valore delle operazioni ed incentivarli ad accettare i pagamenti con carta.

Inoltre l’Antitrust ha recentemente sanzionato il comportamento scorretto di alcuni esercenti che scaricano sui clienti le commissioni interbancarie ed aggiungono un ricarico ulteriore non dovuto al prezzo finale, affinché venga accettato il pagamento attraverso terminali POS.

A tal proposito l’art.62 del Codice del Consumo afferma:

“Ai sensi dell’articolo 3, comma 4, del decreto legislativo 27 gennaio 2010, n. 11, i professionisti non possono imporre ai consumatori, in relazione all’uso di determinati strumenti di pagamento, spese per l’uso di detti strumenti, ovvero nei casi espressamente stabiliti, tariffe che superino quelle sostenute dal professionista”.

Inoltre al comma 2 dello stesso articolo:

“L’istituto di emissione della carta di pagamento riaccredita al consumatore i pagamenti in caso di addebitamento eccedente rispetto al prezzo pattuito ovvero in caso di uso fraudolento della propria carta di pagamento da parte del professionista o di un terzo. L’istituto di emissione della carta di pagamento ha diritto di addebitare al professionista le somme riaccreditate al consumatore”.

Speriamo che l’articolo possa servire: agli esercenti per tranquillizzarli sul fatto che per i pagamenti di importo esiguo esiste un tetto sulle commissioni rispetto al valore delle operazioni, ed ai consumatori finali per informarli che è un loro diritto pagare con dispositivi elettronici POS senza alcuna soglia minima di spesa e che qualora venissero applicati degli ulteriori costi aggiuntivi, questi non sono dovuti.

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