Stando ai dati dell’Osservatorio del Politecnico di Milano, l’acquisto e il pagamento di prodotti e servizi attraverso PC o tablet (tramite carta o mobile wallet) cresce del +14% arrivando a valere 18,7 miliardi di euro. Ad essi si aggiungono gli acquisti di beni tramite mobile site o mobile app (+63%), che raggiungono i 3,3 miliardi di euro del totale transato E-commerce.

L’espansione del fenomeno e-commerce è dunque inarrestabile soprattutto in occasioni speciali come, per esempio, il Black Friday (giornata indetta E-Commerce_Negozionegli Stati Uniti d’America in cui i negozianti propongono sconti speciali allo scopo di favorire lo shopping e dare il via alle spese natalizie) durante il quale, è stato stimato dalla National Retail Federation che il numero di shopper online ha superato di 10 milioni quelli fisici. Questi dati sembrano non promettere niente di buono per i negozi fisici considerando anche i recenti annunci di alcune chiusure importanti, una tra tutte Macy’s (un department store, equivalente di Rinascente) che sta chiudendo 100 negozi e tagliando 10mila lavoratori.

Anche in Italia la situazione non è delle migliori. Se si pensa che negli ultimi tre mesi Carrefour ha annunciato il licenziamento di 600 persone, Unicoop Tirreno attraversa una manifesta forte difficoltà e Mercatone Uno viene messa all’asta. Si può parlare allora di una vera crisi del retail tradizionale? Non proprio, è presto per parlare di catastrofi.

Secondo Mariano Bella, direttore dell’ufficio studi di Confcommercio, in questo scenario:

“Una strada percorribile è quella di aumentare l’apprezzamento per il servizio dei commessi, che dovranno per questo essere maggiormente formati. Una seconda è quella di un vero e proprio patto con l’e-commerce. Come in tutti i casi del passato, penso che ci saranno effetti negativi nel breve periodo e positivi nel lungo. Non dobbiamo temere la tecnologia. Noi, stiamo lavorando per far capire agli associati di non fare battaglie di retroguardia. La strada da seguire è quella della multicanalità: le imprese potranno avere uno showroom e poi vendere online. È un messaggio che sta passando, abbiamo già fatto un accordo con Amazon per fare aprire le vetrine dei negozi fisici sul sito”.

La strada da perseguire per i retailer è quindi l’omnicanalità, ovvero la combinazione  dei canali online e offline, che rappresenta la migliore strategia competitiva per i brand nazionali ed internazionali che intendono sviluppare l’e-commerce sfruttando la forza delle proprie catene di retail store. Un’altra è quella di sfruttare le tecnologie, alcune delle quali disponibili prossimamente, installabili sui PDV: beacon, analytics, Wi-Fi in store, casse self service all’interno dei supermercati, installazione di scaffali virtuali per ordinare i prodotti tramite smartphone, ecc…
Grazie a queste tecnologie, il brand crea una relazione proprio nel momento in cui si finalizza la decisione d’acquisto, all’interno del punto vendita. In questo modo la rivoluzione digitale non distruggerà il segmento retail ma, al contrario, si potrebbe creare un’unica realtà in cui i canali digitali convivono con quelli fisici.

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